< Un pensiero di mezza estate: una mini riforma della giustizia forse per una mini Europa >.
Nel torrido pomeriggio della prima domenica d’agosto, dopo essere stati deliziati dai due stupendi ori olimpici del marchigiano Giammarco Tamberi per il salto in alto e di Jacobs Lamont Marcel nei 100 metri corsa, diventando così l’uomo più veloce mondo, mossi dal sano orgoglio italiano, è sorta spontanea una riflessione: questi ragazzi insieme a tanti altri impegnati nelle olimpiadi di Tokyo stanno dando più del loro massimo e i politici fanno a gara a chi scrive il post più ad effetto su FB, dicono loro, per far sentire ai nostri bravissimi atleti la vicinanza della nazione di appartenenza.
Tutto questo mentre il magmatico sistema politico italiano, sempre più distante dai cittadini, purtroppo, ci propina l’ennesimo squallido teatrino della politica, di quella politica con la “p” proprio minuscola.
Viene sbandierata ai quattro eventi la miniriforma della giustizia, quale tocca sana delle disfunzioni del sistema giudiziario italiano, tanto richiesta dall’Europa quale “conditio sine qua non” per vedere arrivare i fondi europei del “recovery fund”.
La riforma tanto declamata dal guardasigilli, prof.ssa Marta Cartabbia e dal Governo Draghi, senza alcun intento di non voler sminuire alcunché, ci mancherebbe, può essere considerata una mini riforma in quanto attiene soltanto ad alcuni aspetti procedurali del diritto penale per quanto concerne la durata dei processi e le possibili deroghe annesse.
La mini Europa ha chiesto all’Italia un pari mini riforma di un sistema giudiziario che spesso abdica alla sua mission primaria che è scritta a caratteri cubitali nelle aule dei tribunali nota a tuti “La legge è uguale è per tutti”.
E’ triste scrivere mini Europa!
E’ triste perché se volgiamo lo sguardo indietro e facciamo memoria appunto, di quell’Europa voluta e creata dai nobili padri fondatori, tra cui il nostro Presidente del Consiglio dei ministri per antonomasia e fondatore della Democrazia Cristiana, On.le Alcide De Gasperi, ci accorgiamo che quell’Europa inizialmente dei popoli ha smarrito le proprie radici cristiane.
E’ ben vero che nonostante tutto ha garantito e comunque sta garantendo la pace, ma purtroppo, come spesso sottolineava San Giovanni Paolo II, ha smarrito le proprie radici cristiane diventando l’Europa plutocratica e tecnocratica distante grandezze siderali dai bisogni reali dei milioni e milioni di cittadini europei.
L’Europa è una realtà geopolitica priva di una politica estera comunitaria; manca di unità in molti ambiti, a fatica riesce a sostenere i diversi Stati europei quando si trovano ad affrontare emergenze distruttive : disastri ambientali , socio sanitari ed economici.
A volte si ha davvero l’impressione di trovarsi dinanzi ad un Europa in formato mini che fa fatica a ritrovare la sua vera identità di un continente in cui tra i popoli esiste solidarietà e sussidiarietà: quindi l’antico brocardo latino ” do ut des” spesso sembra essere l’unico parametro di riferimento.
Mini riforma della giustizia italiana per attrarre parte dei fondi del “recovery fund” sperando che siano ben spesi per il rilascio e la rinascita del nostro Paese tanto che sono spesso paragonati a quello che fu lo storico ed indimenticabile Piano Marshall dopo il secondo conflitto mondiale.
La Democrazia Cristiana non mancherà indubbiamente di far sentire la sua voce affinché l’Europa possa tornare ad essere la famiglia dei popoli europei.
Una famiglia in cui il comune bagaglio valoriale sia ispirato ai principi cristiani non negoziabili dimodochè essi tornino ad essere il faro di un’azione politica democratica cristiana in cui le persone siano al centro per un effettivo sviluppo integrale e sostanziale.